Attualità

Si chiama 4GOODFOOD. È il programma firmato Costa Crociere, mai realizzato prima nel settore marittimo, che mira, attraverso un approccio integrato, a combattere lo spreco alimentare. Unico in Europa, il progetto è stato presentato lo scorso febbraio a Milano in occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, dopo essere stato testato sulla nave ammiraglia Costa Diadema. In 11 mesi ha ridotto lo spreco alimentare di oltre il 50%.

Un’iniziativa che si inserisce nel quadro offerto dai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Una questione morale ma anche economica. Secondo le stime della Business & Sustainable Development Commission, infatti, un modello di business agroalimentare sostenibile varrebbe 2,3 bilioni di euro.

 

Un approccio integrato

«Contiamo di dimezzare entro il 2020 gli sprechi alimentari sulle nostre navi – ha spiegato Neil Palombo, dg Costa Crociera. – È nostra intenzione lavorare per diffondere a bordo la visione del consumo responsabile, un elemento culturale su cui ci si gioca il futuro. Ma l’aspetto più importante è che coinvolgeremo circa 2 milioni di ospiti e i nostri 19 mila membri d’equipaggio. L’effetto positivo di quanto proporremo a bordo sarà moltiplicato a terra».

Un programma a 360° che lavora prima di tutto sulla gestione delle eccedenze alimentari, grazie alla collaborazione, novità nel settore croceristico, con la startup Winnow, specializzata nell’ottimizzazione dei processi legati alla ristorazione. Bilance elettroniche collegate ai cestini di scarto permettono la mappatura e l’analisi degli sprechi nella fase di preparazione del cibo. Un processo che ha implicato la formazione specifica di quasi 2400 addetti alle cucine.

Il programma riguarda anche la rielaborazione dell’offerta gastronomica, in partnership con l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo: selezione di prodotti e materie prime secondo la stagionalità e la prossimità degli alimenti, inserimento di ricette della tradizione italiana, uso di farine non raffinate per abbattere lo sperpero di pane, uno dei prodotti più sprecati sulle navi.

 

Taste don’t Waste

Altro elemento peculiare della virtuosa iniziativa targata Costa è la sensibilizzazione dei clienti, parte attiva nel programma. L’intento è quello di aumentare la loro consapevolezza. La campagna è stata affidata a Cittadinanzattiva che ha contribuito al monitoraggio della “call to action” su Costa Diadema. Risultato: quasi il 90% degli ospiti ha accolto positivamente la campagna, con una riduzione del 20% degli sprechi generati al buffet. «Le nuove generazioni, clienti del futuro – ha ricordato Carlo Petrini, Fondatore Slow Food, – saranno sempre più sensibili e ci giudicheranno proprio sull’attenzione a questi temi e sulle azioni concrete che metteremo in campo. E ci saranno grati se vorremo coinvolgerli direttamente».

 

Un modello da seguire

Secondo la FAO, un terzo del cibo prodotto al mondo viene sprecato, circa 1,3 miliardi di tonnellate. Gli obiettivi dell’Agenda 2030 coinvolgono la filiera agroalimentare in prima linea, responsabile per il 20% delle emissioni meteo-alteranti, come ha ricordato Luca Mercalli, giornalista scientifico e climatologo. Costa Crociere ha proposto un modello concreto, integrato e misurabile, che vuole ripensare radicalmente il modello attuale di business mettendo la sostenibilità e le sue esigenze al primo posto. Una procedura, la prima, che entra nella pratica quotidiana di un colosso che fa 54 milioni di pasti all’anno, senza diminuire la qualità, ma, se possibile, accrescendola. Un caso destinato a fare scuola.

 

Una legge fondamentale

«Abbiamo lavorato tanto dall’interno, stimolando un cambio di mentalità – ha spiegato Stefania Lallai, Direttore Sostenibilità Costa Crociere. – Ma nulla sarebbe stato possibile senza la legge Gadda (166/2016) che, per la prima volta, ha distinto lo spreco dalle eccedenze, permettendo la ridistribuzione degli alimenti residui per finalità sociali». La prima legge sull’economia circolare ha permesso a Costa di sbarcare le eccedenze alimentari, distribuendo, con la collaborazione di Fondazione Banco Alimentare Onlus, 16 mila porzioni in sei mesi. L’obiettivo 2018 è ora quello di allargare il progetto a nuovi porti.

«Quello iniziato da Costa – ha sottolineato Andrea Olivero, Viceministro MiPAAF – è un cambio radicale della logica economica, il cui valore è tanto sociale quanto di mercato». Una vera opportunità di business, per usare le parole del Portavoce ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), Enrico Giovannini.

 

Gli orti in Africa

Il programma avrà, infine, un ulteriore esito positivo. Costa Crociere, infatti, si è impegnata a sostenere la rete degli Orti in Africa promossa dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità. 50 orti saranno realizzati in Mozambico, Sud Africa e Tanzania grazie a un contributo erogato su base annua e direttamente correlato alla diminuzione degli sprechi a buffet da parte degli ospiti, nell’ottica di restituire alla collettività il valore autentico del cibo.