Meet the best

Direttrice di grande esperienza, ora alla guida del cluster fiorentino della compagnia tutta italiana StarHotels, Alessandra Bragoli fotografa la situazione del settore alberghiero italiano con passione e ottimismo, senza però fare sconti.

« C’è molto fermento, ci sono grandi gruppi internazionali interessati a fare acquisizioni importanti… È un momento storico unico e speciale per il nostro territorio, speriamo si colga l’opportunità a 360 gradi di far ripartire, di dare nuova energia a un comparto così cruciale nell’economica del Paese, ma anche così frammentato. Solo il 13% degli alberghi italiani fa parte di catene, di gruppi: si tratta per la maggior parte di singole strutture, di realtà famigliari, di attività consorziate ma resta una fotografia composta da tanti minuscoli tasselli, con tutti i pro e i contro di questa nostra peculiarità».

Un territorio prezioso…
Foto Alessandra BragoliÈ vero, siamo in un territorio “delicato e prezioso – come dice la direttrice”, abbiamo un patrimonio incommensurabile ma che va protetto e difeso. Anche i grandi nomi provenienti dall’estero hanno ben chiaro che, in Italia, non funzionano i giganti, spesso eco-mostri… Siamo il Paese del Tailor Made, del fatto su misura.
«Solo valorizzando la nostra storia, le differenti tradizioni, puntando di volta in volta su nicchie e clientele con esigenze particolari potremo dare linfa al sistema, soddisfare la voglia di Italia e insieme rispettare quelle specificità che ci rendono unici e nuovi solo cambiando provincia». «Rispetto ai nostri competitor europei non c’è gioco – continua la Bragoli – noi restiamo il sogno, il viaggio da regalarsi nella vita. Resiste l’italian dream, l’attrattiva di una terra che conquista e ha sempre conquistato perché sia dal punto di vista prettamente paesaggistico-naturalistico sia dal punto di vista della Cultura in senso lato (patrimonio artistico, ma anche enogastronomico) non abbiamo rivali. E poi l’allegria, l’accoglienza, la gioia di vivere che solo gli italiani sanno trasmettere agli ospiti… quello conta, e molto!». Mi permetto di chiederle se ritiene sia ancora attuale, se la crisi non ci abbia annichiliti e resi più tristi e rassegnati, se la professionalità (soprattutto nel servizio) non sia in costante calo… «Certamente il periodo storico non ci ha aiutato e siamo un po’ sottotono rispetto agli standard, ma l’italianità rimane nota caratteristica e ragione fondante di un amore per il nostro Paese che non conosce flessioni. È sempre vero che dobbiamo puntare di più sulla preparazione del personale dell’Hospitality, per non confondere solarità e simpatia con improvvisazione».

Turismo europeo e internazionale
Alessandra mi porta un paio di dati molto interessanti per il futuro dell’accoglienza made in Italy: a oggi solo il 30% della clientela dei 4 stelle è italiana ( quindi una schiacciante preponderanza di turismo europeo-internazionale) e il trend è decisamente in crescita se, come dicono gli esperti, nel 2080 raddoppierà il numero di ospiti nelle nostre strutture. Merito anche di Expo? «Con tutti i limiti, Expo è sicuramente stato una grandissima vetrina per Milano e per tutta l’Italia, abbiamo avuto il mondo da noi, siamo stati sotto i riflettori, non abbiamo certo fatto una brutta figura, anzi!». Stranieri innamorati del nostro mare, delle nostre città d’arte, della nostra gente e, ovvio, della nostra cucina… Qual è il ruolo dell’F&B nell’hotellerie, secondo la direttrice? «È un teaser straordinario, oggi ha un ruolo più importante che mai nella storia dell’alberghiero. Assistiamo a tutta una serie di modifiche, di evoluzioni…

Oggi il vero pasto che si consuma in hotel è il breakfast, poi contano le experience, i tasting, le degustazioni, l’aperitivo, l’offerta di street food, i light lunch. Esistono (e questo a me pare molto interessante, ndr) due velocità molto differenti: le esigenze di una clientela sempre più variegata, cosmopolita, abituata a ritmi e tradizioni diverse dalla nostra… Gente che beve solo un caffè prima di andare a fare shopping e poi vorrebbe un brunch alle 11… Ospiti che cenerebbero alle 17-18 oppure molto tardi, per i nostri standard… E poi la velocità (medievale?) della nostra offerta, ancora vincolata a orari fissi che non rispondono più alle richieste del pubblico. La colazione 8-10, il pranzo 12-14 e la cena 20-22 non dovrebbero esistere più… Il concetto di “ultima comanda alle ore…” risulta antidiluviano, ridicolo. Sicuramente bisognerà lavorare in sinergia per cambiare questa realtà se vorremo restare all’altezza della sfida globale…». Altrettanto sicuramente non si tratta di una banalità e le complessità gestionali, organizzative ed economiche sono evidenti ma… come non essere d’accordo?