Meet the best

A colloquio con Luca Finardi, giovane direttore dell’hotel più alla moda del momento: il Mandarin di Milano.

Perfettamente a suo agio sulla poltrona di design del “suo” bar, ecco Luca Finardi, il giovane direttore dell’Hotel più alla moda del momento, il Mandarin di Milano. Giovane e fra i più giovani GM di cinque stelle lusso, il padrone di casa si racconta con un tono sempre entusiasta, ottimista e positivo… Diciamo subito che ho fatto davvero fatica a fargli dire qualcosa almeno un pochino negativo sulla categoria, sul settore, addirittura sul Paese.

Milano culla evolutiva
Inizia la sua carriera ventidue anni fa e, dalla sua amata Firenze, inizia a girare l’Italia (con tappe all’estero) sempre mosso dalla convinzione che «stiamo andando bene, il mondo dell’hotellerie è in evoluzione, sta diventando contemporaneo, non solo moderno. Milano – mi dice – è la culla di questa evoluzione, dopo Londra e Parigi ci siamo noi, prima di altre grandi realtà come Barcellona, Madrid o Monaco che, pur vantando strutture di livello, non possono competere con il capoluogo lombardo per consistenza».

Davanti a un caffè in quella che l’architetto Citterio ha pensato come una vera e propria piazza, con tanto di colonne effetto optical bianco e nero, parliamo del successo che bistrot, ristorante gourmet e bar riscuotono con i milanesi… L’albergo – va detto – piace alla gente che piace e, nonostante si collochi decisamente “alto” – non solo non scoraggia gli avventori, ma è il classico posto dove non si può non passare. Perché, gli chiedo? «Ci si sente a proprio agio, è un giusto mix di understatement e luxury, puoi bere un calice di vino a 12 euro o cenare con il nostro grande chef senza sentirti mai fuori luogo; va bene il look da ufficio ma puoi rilassarti anche in jeans e sneakers. Siamo riusciti a creare un’atmosfera dove l’imprenditore, lo sportivo, chi si occupa di moda o di finanza trova la sua dimensione… È un punto nevralgico, è diventato un luogo di incontro dentro la città proprio per come abbiamo pensato la strategia: un hotel che accolga l’ospite, che si apra alla città… e i tre ingressi sono stati realizzati per questo, così come la scelta – irrinunciabile nel 2016 in un certo tipo di struttura – dell’all day dining». In effetti sono le 16 e, accanto a noi, alcune signore probabilmente russe chiedono la carta del ristorante e la lista dei vini… Siamo in una città che, anche grazie a Expo, attira una clientela sempre più eterogenea e cosmopolita.

«Sicuramente Expo ha fatto un gran bene all’immagine di Milano nel mondo. C’è stata una grandissima pressione dal basso, il target di chi ha scelto B&B è stato talmente importante da andare a occupare anche piccoli alberghi a 1-2 stelle, di fatto facendo sì che il cliente abituato a quella categoria scegliesse magari una struttura 3 stelle e via via salendo fino ai 5 e ai 5 lusso. L’esposizione universale ha fatto vedere al mondo che siamo una meta interessante non solo per design-finanza e moda, ma anche un centro nevralgico con un hub strategico da cui raggiungere mare – lago – montagna – città d’arte. I nostri ospiti in un’ora raggiungono Como, Stresa, in poco più Portofino, Alba, la Franciacorta. Offriamo esperienze uniche e indimenticabili, tutte a breve distanza dal centro».

Un futuro rosa
Finardi è molto contento della situazione attuale e vede rosa anche il futuro, perché noi italiani abbiamo una marcia in più che è proprio insita nel nostro Dna, radicata, naturale. È il fattore umano, ovvero la passione e l’anima che sappiamo mettere nel nostro lavoro e ci rende invincibili rispetto al resto del mondo. Sappiamo sempre accontentare le esigenze del nostro cliente, lo ascoltiamo, interpretiamo e spesso anticipiamo i suoi desideri. Abbiamo un concetto di ospitalità che va oltre il rispetto (importantissimo, certo). «Noi siamo caldi, siamo apprezzati proprio per il nostro modo di fare. La qualità del servizio, oltre alla ristorazione, fanno la differenza e ci fanno amare». Qualità che è tanto più elevata quanto più alti sono gli standard: «Al Mandarin – dice il direttore – non possiamo per metterci di sbagliare. Materie prime, servizio, sicurezza, controllo, offerta ecc. siamo ai massimi livelli. Anche sulla tecnologia – mi garantisce – spesso nota dolente e motivo di scontento per business men iperconnessi». Insomma ma una cosa che manca, una cosa che potremmo migliorare, una piccola pecca non la troviamo proprio? A fatica riesco a farlo sbilanciare per un istante: «Dovremmo fare più squadra, dovremmo imparare a vendere e promuovere una destinazione, non solo il singolo hotel. Londra ha da sola più incoming di tutta l’Italia e questo perché tutti gli attori agiscono per un interesse comune. Esistono consorzi, anche di privati, che portano eventi e danno visibilità internazionale alla capitale. Ecco, noi non siamo Londra, ma potremmo fare più gruppo, essere più coesi!».

Da donna e grande amante delle Spa non posso esimermi dalla domanda che interessa le donne. Anche l’area beauty e benessere è aperta alla città? «Ovviamente sì! Food and beverage in primis e poi la Spa sono le nostre porte aperte al mondo…».

Insomma, una ventata di positività dal centro di Milano, fra Brera e il Quadrilatero, fra l’Italia e il mondo…